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        FARC-EP

        31 ANNI PER LA CONVIVENZA E LA DEMOCRAZIA

        Da 31 anni (maggio del 1964), 16.000 unità dell’Esercito ufficiale della Colombia, sgoberarono a sangue e fuoco le popolazioni contadine della regione Marquetalia (Tolima), con il pretesto di mettere fine alle "repubbliche indipendenti", dando origine così ad una nuova tappa di guerra guerrigliera di resistenza, che oggi continua nel su sviluppo.

        In quel contesto, tutto ciò che si sollecitava al Governo era aiuto materiale per il progresso della regione e garanzie contro l’azione della Forza Pubblica ed i loro falchi, che non cesavano le aggressioni contro gli abitanti di questa zona.

        Anche in quella epoca si stabilì di dialogare per cercare soluzioni incruente alla situazione. Però i militaristi di sempre, inseriti nel governo e nel suo apparato bellico, chiesero appoggio, via libera e finanziamento per liquidare con la via delle armi il "fuoco comunista di Marquetalia". Per loro, lì quello che esisteva era sovversione, idee estranee e briganti che bisognava schiacciare. Era il nemico interno che dallo stesso 9 d’aprile del 1948 "cercava il caos per imporsi al potere".

        Con questa filosofia, con questa stessa concezione di Stato dal 1948 i diversi governi hanno cercato di spazzare l’opposizione politica e la protesta cittadina. Hanno stimolato, sviluppato e ruffianato la criminale politica del "nemico interno" che lascia mani libere alle Forze Armate per portare avanti la guerra sporca, facendo sparire, assassinando, torturando e calpestando tutti coloro che si manifestassero in opposizione al regime.

        E così, nel nome delle istituzioni, della democrazia, e della civilizzazione occidentale hanno bagnato il suolo colombiano con il sangue di migliaia dei soui figili. Hanno assassinato, torturato e fatto sparire operai, contadini, intellettuali, studenti, giornalisti, medici, indigeni, sindacalisti, dirigenti politici, disoccupati, casalinghe, professionisti, in una demenziale corsa contro il progresso e la convivenza cittadina.

        Con il pretesto di mettere fine al comunismo, hanno seminato il "terrore di Stato" nella società colombiana, a volte vestiti con la loro uniforme militare, altre volte vestiti come civili sotto la denominazione di "falchi, comitati di autodifesa, paramilitari, spie o semplicemente servizi di controspionaggio", tutti con salvocondotto e licenza d’uccidere, che sono serviti come ariete ufficiale contro il movimento popolare e i suoi dirigenti.

        Mai, nella chiamata vita repubblicana della nostra nazione hanno smesso di utilizzare il crimine politico come forma naturale del esercizio del potere.

        Contro tutte queste aberrazioni e inquietudini noi uomini e donne che facciamo parte delle FARC-EP siamo insorti, seminando sogni e speranze a colpi di fucile perchè lo Stato in Colombia non ci ha lasciato un’altra scelta.

        Marquetalia è stata semplicemente la conferma che nel nostro paese, per ottenere gli obiettivi della convivenza democratica, era necessario organizzarsi e sollevarsi in armi contro tanta indegnità dei governi liberali e conservatori. E’ per queste ragioni che oggi, il bastione fondamentale dell’opposizione politica al regime delle orligarchie, è nelle montgne, trincerato in guerriglia. In questi ultimi anni due generazioni intere di dirigenti popolari, sono state massacrate dagli apparati armati dello Stato, che non ha dato tregua nel suo sporco lavoro di uccidere coloro che inermi, hanno manifestato le loro aspirazioni di cambiamento e di trasformazioni sociali.

        Por queste ragioni, la lotta guerrigliera rivoluzionaria continua ad essere un valido strumento da combattimento per i cambiamenti democratici nel nostro paese, e lo continuerà ad essere:

        - Fin tanto che esistano alti ufficiali delle Forze Armate che credano che squartando compatrioti e facendoli a pezzi con motoseghe, stiano difendendo la Colombia.

        - Fino a che esistano alti ufficiali che utilizzino il loro comando per massacrare indigeni rinchiusi in buses, pensando che così difendano la propietà dei terratenienti.

        - Fino a che gli "uomini di ferro" continuino ad assassinare contadini e vestendo i cadaveri con camuffamenti varii, per le fotografie della stampa.

        - Fino a che Colonnelli e Generali persistano nelle loro "operazioni occulte", inviando sicari ad uccidere su commissione i liders della comunità.

        - Fino a che Colonelli e Generali insistano a formare bande paramilitari per portare avanti la loro sporca guerra.

        - Fino a che gli ufficiali torturino ed uccidano i prigionieri di guerra che si rifiutano di collaborare con loro.

        - Fino a che la Forza Pubblica, continui a sentirsi una forza di occupazione che può riempire di terrore i colombiani con il pretesto del confronto con le forze insorte e mitragli, bombardi, violi, incendi, intimidisca, calpesti e rubi ai contadini nelle operazioni chiamate di presenza e controllo.

        - Fino a che esista l’impunità che protegga questa condotta assassina.

        - Insintesi, fino a che i governi persistano in questa politica di "guerra interna".

        Lo stato colombiano ha creato una macchina da guerra criminale, che ha i suoi supporti ideologici provenienti dagli Stati Uniti, piena di principi antinazionali che irrigano di odii fratricidi le differenze tra compatrioti e protetta da una grande corazza di impunità chiamata "tribunale militare", che le garantisce il silenzio alle sue attività assassine.

        Questa macchina bellica è al servizio di una politica socio-economica oligarchica, vale a dire antipopolare, ed inoltre antipatriottica, vale a dire antinazionale, origine di tanta ingiustizia sociale e della cessione delle nostre risorse naturali alle multinazionali imperialiste. Tanta guerra e violenza contro il popolo, per tutti questi anni, hanno come obiettivo fondamentale quello di imporre in Colombia la disciplina dei monopolii e dell’oligarchia, per poter rubare senza che nessuno faccia opposizione o protesti.

        I López Michelsen, i Gavirias, i Samper, tutti sono gli stessi: come salariati del grande capitale e coerenti servitori del militarismo, cercano sempre gli argomenti e le ragioni per proteggere i ricchi con le loro misure e collocare le entrate del bilancio nazionale al servizio della guerra, dal momento che collocano la guerra come il "primo impiego pubblico" della nazione.

        Con questa ragione usufruiscono dei loro altoparlanti: "El Tiempo", "Caracol", "QAP", e la rivista "Semana", perchè appoggino le loro misure principali, perchè dicano tutte le menzogne che siano necessarie, perchè silenzino le verità, perchè rafforzino il regime di dominazione che tanti giocosi benefici politici ed economici porta loro, dal momento che gli concede tutte le regole ufficiali della propaganda, consultazioni, inviti, assegnazione dei migliori orari televisivi, perchè tengano anche conto dei suoi gruppi economici nel calderone delle privatizzazioni delle imprese dello stato, perchè pubblichino con tutti i crismi le versioni ufficiali dei militari su quanto accade a livello nazionale e perchè alcune volte si concedano loro anche libertine velleità.

        Perchè spingano i lavoratori e gli impiegati a non chiedere aumenti salariali per più del 18% dal momento che questo è il livello massimo del "patto sociale", affinchè non siano sconsiderati con la Patria e riducano le loro richieste, mentre crescono tutti i prodotti del paniere familiare, le pensioni e l’immatricolazione negli istituti superiori e nelle università, i servizi pubblici, i servizi medici ogni volta più privatizzati ed i tassi di interesse, superano la incredibile barriera del 60%.

        Per ciò, i padroni del denaro, i ricchi, il chiamato capitale finanziario sono coloro che comandano e coloro che dicono quello che bisogna fare.

        Il popolo non deve chiedere di più, non deve organizzare mobilitazioni o manifestazioni, nessuno deve gridare "abbasso il re e il mal governo", nessuno deve indicare questa nazione come la "narco democrazia", gli agricoltori non devono indignarsi contro la apertura economica, nè tantomeno la piccola e media industria, che nessuno protesti contro tanta ingiustizia perchè di fatto si convertirebbe in un nemico del paese ed in un agente della sovversione comunista.

        Che ognuno sopravviva come può: rubando allo Stato od ai suoi vicini, o come corriere del narcotraffico, o come contrabbandiere, o lavando dollari, o come sicario, o mettendosi al servizio di uno dei tanti cartelli, però si, pagando abbondantemente bustarelle alla autorità competente per evitare di cadere in disgrazia.

        Ciò che più conta è che quando questo istituto menzognero di propaganda ufficiale che si chiama DANE, realizza una inchiesta, si risponda che c’è lavoro e non che si stà morendo di fame, questo perchè così si abbassino le importanti cifre sulla disoccupazione nazionale.

        Contro tanta violenza militare, politica, sociale e morale siamo insorti in armi. Contro tante menzogne ed impunità. Contro tante violenze alla convivenza democratica. Contro tanta oppressione dei padroni dei grandi mezzi di comunicazione che giocano, che qualificano, sbagliano e condannano senza che niente e nessuno dell’altra parte possa ricevere la benchè minima considerazione. Contro tanta corruzione, contro tanta ingiustizia, contro tante possibilità di sviluppo chiuse, contro tanta demagogia ufficiale, contro la cessione della nostra sovranità è che permaniamo decisi nella lotta per la nuova Colombia.

        Sempre abbiamo creduto che questa profonda crisi della nostra società è superabile politicamente, sì con sincerità, realismo e volontà, concordiamo tra tutti, i percorsi per avanzare nella soluzione di apparente conflitto, direzionando la Colombia verso la giustizia sociale, la convivenza democratica, la sovranità nazionale sotto legig morali di dignità, solidarietà e trasparenza.

        Dal primo giorno di questo Governo segnalammo la nostra disponibilità a conversare sulle soluzioni politiche alla crisi, disposizione che oggi reiteriamo. Colombia non può mantenere una situazione di confronto permanente, dal momento che il suo destino non può essere quello della guerra civile.

        Il Governo deve accorgersi dell’errore dei suoi passi, capire che avere reso ufficiale il paramilitarismo, incrementato le entrate militari ed il braccio di forza per la guerra, comporta l’ampliamento del conflitto, dal momento che c’è più "guerra sporca", più colonnelli con motoseghe, più bande paramilitari, più sparizioni, omicidi e torture, più violenze, bombardamenti e colpi di mitragliatrice contro la popolazione civile, e ciò semplicemente moltiplica gli elmenti del conflitto come ci dimostra la storia recente del nostro paese.

        Di fronte all’eventualità di ogni accerchiamento per parlare della pace, i nemici delle soluzioni politiche sempre hanno interposto barriere con il proposito di impedirlo. Recentemente, con ragione della distruzione di alcuni aerei della Polizia Nazionale in operazioni di antinarcotraffico, alti ufficiali della Forza Pubblica, senza la minima serietà, hanno abbondato nel sostenere che le FARC ricevano benefici economici da tali attività illecite.

        Hanno dimenticato di dire che la insorgenza colombiana è in guerra con lo Stato e che tali aerei fanno parte dell’apparato bellico ufficiale. Hanno dimenticato di dire che gli stessi veivoli, nelle operazioni che portano avanti, sparavano e bombradavano e sparavano contro zone abitate dalla popolazione civile per riempirla di terrore e paura. Hanno dimenticato di dire che questi stessi veivoli vengono impiegati in operativi contro la guerriglia e che per tanto, sono obiettivi militari ovunque essi siano. A detti ufficiali non mancano le lacrime di coccodrillo e mancano però di carattere per riconoscere i fatti tali e quali sono.

        Noi non abbiamo relazione nè commercio con nessun cartello della droga. Le FARC rifiutano il narcotraffico per principio e per etica. In materia finanziaria, continuaremo con la nostra politica di far pagare la "imposta per la Nuova Colombia" a quelle persone, naturali o giuridiche, nemiche della democrazia, il cui patrimonio superi i 1.000 milioni di pesos, perchè la nostra lotta è contro uno Stato ingiusto e contro i ricchi che lo sostengono e ne hanno l’usofrutto. E se questi danno denaro allo Stato perchè porti avanti la guerra contro il popolo, devono anche darlo a quest’ultimo perchè si difenda dall’aggressione. Il resto è disinformazione.

        Il signor Presidente Samper e il Parlamento colombiano hanno ratificato con la loro firma il protocolo II degli Accordi di Ginevra e ciò è un fatto positivo. Adesso lo Stato deve garantire l’ispezione della comunità nazionale e internazionale che costati il compimento di questo compromesso, dal momento che il paese non crede più alla retorica ufficiale. Secondo dati di organismi specializzati, solo durante questo Governo già sono state assassinate più di 1.500 persone per ragioni politiche. Bisognerebbe cominciare con una revisione della formazione e dell’etica militare che vengono impartite nelle scuole militari e gli odii viscerali che lì vengono impartiti agli educandi, i funesti principii della Dottrina della Sicurezza Nazionale, la criminale politica del "nemico interno", gli insegnamenti assassini del manuale della controguerriglia, la morale che tutto questo presuppone per le nuove promozioni, i debiti per la "guerra sporca" che hanno gli ufficiali con la società colombiana ed il pernicioso e vile "foro militare".

        Cominciare con l’assimilazione del momento che vive la sorella repubblica d’Argentina, dove le Forze Armate per bocca dei suoi più alti ufficiali, hanno chiesto scusa al paese per averlo sottomesso alla orribile tragedia della guerra sporca. Un gesto di tale natura in Colombia, sicuramente aprirebbe con decisione le porte ad un processo di riconciliazione e ricostruzione nazionale.

        Il Presidente ha manifestato la propria volontà perchè la guerriglia si sottometta ai Protocolli addizionali degli Accordi di Ginevra, però al tempo stesso impedisce e afa abortire la possibilità che il Governo e le FARC si riuniscano a Uribe per conversare riguardo alla pace. Neanche ci permette di incontrarci con organizzazioni nazionali ed internazionali. Como analizzarlo? Vuole che ci sottomettiamo a degli accordi che non abbiamo firmato? Che non abbiamo discusso? Pretende mantenere la arroganza gavirista della imposizione? Continuare ad esercitare la legge dell’imbuto? Si ha bisogno di più conseguenza tra il discorso e la condotta, Dotto Samper.

        Di fatto, nel fondo di qualsiasi tipo di accordo sulla convivenza democratica in Colombia, vi è il rispetto per i diritti umani dei cittadini. E’ stata la loro violazione sistematica che ha fatto insorgere in armi questo popolo contro uno Stato che giorno dopo giorno passa sopra i diritti fondamentali di tutti. Il tema è parte integrale di qualsiasi agenda di conversazioni tra Governo e Insorgenza.

        Il popolo colombiano cancella con vie dirette ed indirette numerevoli tasse allo Stato. Con questo denaro si dovrebbe garantire la convivenza ed il progresso. Però non è così, perchè oltre a rubarsi parte delle tasse, i governi investono principalmente nell’apparato da guerra con cui violano i diritti fondamentali della popolazione. Ricevono un mandato, potere e finanziamenti da alcuni elettori perchp questi contribuiscano e quello che fanno è violentare i loro oppositori. Con la loro ideologia della sicurezza nazionale, la loro politica del nemico interno e la loro direttrice di "togliere l’acqua al pesce ", lo Stato colombiano semplicemente nega la possibilità della convivenza e alimenta la violazione dei diritti basici, quelli umani, ch dovrebbe difendere.

        Per le FARC, la difesa del popolo è la priopria essenza. I loro interessi sono gli stessi. Siamo parte del popolo. Non difendiamo gli interessi delle multinazionali, nè dell’imperialismo, nè delle oligarchie, nè dei ricchi, nè dei terratenenti. Se eventualmente nel duro confronto che viviamo si colpiscono persone estranee al conflitto, ciò non è frutto delle nostre politiche o orientamenti. Per tale ragione, siamo più interessati al fatto che, di fronte al paese, affrontiamo questa discussione senza ulteriori dilazioni.

        Le organizzazioni popolari, partiti e movimenti cittadini, organizzazioni per i diritti umani, tutti coloro che hanno manifestato in mille modi il proprio desiderio e volontà di contribuire alla Colombia, partecipando ad un processo di riconciliazione, vi vogliamo dire che siamo d’accordo con la vostra partecipazione attiva, che valutiamo come necessaria. Che la Colombia ha bisogno di uno scenario, anche se temporale, per parlare, e solo e solamente il Governo è colui che può garantirlo.

        Vi vogliamo anche dire, che le scuse e le truculenze propagandistiche utilizzate dal Governo per mostrarci chivi alle conversazioni, solo sono frottole che nascondono l’assenza di una volontà ufficiale per gli accordi politici, mentre inondano di guerra e confronto la geografia nazionale cercando la sconfitta militare della insorgenza e della protesta popolare. La stessa tattica di tanti governi che lo hanno preceduto, propende a lasciarsi convincere da coloro che insaziabilmente vivono chiedendo di più e ancora di più finanziamenti per la guerra, con la promessa di mettere fine per questa via alla inconformità nazionale in due giorni o in 18 mesi.

        Rinnoviamo la nostra volontà di trovare i percorsi della soluzione politica al conflitto sociale e armato, come anche la nostra indeclinabile decisione di continuare la lotta per una patria nuova e amabile, con giustizia sociale e democrazia, con sovranità nazionale e indipendenza. Nulla ci farà retrocedere dalla ricerca degli obiettivi di dignità e rispetto che alzammo 31 anni fa, in Marquetalia e che raccoglie llunghi tratti di altruismo, di sofferenze e di lotta del nostro popolo per incontrare alla fine, pace per tutti.

        Chiamiamo i colombiani a mantenere alte le bandiere della democrazia, la giustizia sociale e la sovranità. A continuare a lottare per queste. A organizzarsi e mobilitarsi perchè solo con lo sforzo collettivo otterremo la paz che da anni cerchiamo con cura.

        Salutiamo i prigionieri politici che riempiono i carceri del paese per l’unico reato di servire la causa di una nuova patria. E ricordiamo tutti coloro che hanno offerto la propria vita alla lotta convinti che un giorno i loro sogni e ideali, saranno raggiunti per il bene della Colombia. A tutti loro assicuriamo, che quì continuiamo con il compromesso, con la tenacità e l’ottimismo di sempre.

        SECRETARIATO NAZIONALE DELLE FARC-EP
        Montagne della Colombia, Maggio del 1995


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