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Nel governo di Ernesto Samper la crisi carceraria è arrivata ad
un
punto critico con la sommossa nella città di Valledupar, dove
un
gruppo di prigionieri si è scontrato con l’esercito e la policia
e ha
fatto prigioniere alcune guardie come protesta per la situazione. Il
Collettivo delle prigioniere politiche del carcere nazionale per
donne di Santafé de Bogotá, in un comunicato che ha fatto
pervenire alla Agenzia di Notizie Nueva Colombia, ANNCOL,
dichiara "la propria soledarietà con i compagni e le compagne
detenuti/e in tutto il paese, e specialmente con coloro che hanno
detto: BASTA CON L’AMMASSAMENTO E LA
VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI ALL’INTERNO DEI
CARCERI", a tiempo que hace un llamado a la solidaridad
nacional e internacional por sus compatriotas encarceladas en
Colombia..
In questo stesso comunicato, le donne
protestano contro la militarizzazione dei carceri,
prodotto della disperazione per il terribile
ammassamento che si vive nelle stesse.
Il settimanale VOZ, organo del Partito Comunista
Colombiano, in un esteso rrapporto pubblicato il 12 Marzo,
ha denunciato lo stato colombiano per violare i Diritti Umani
dei prigionieri. Con dati ufficiali ha mostrato come la
situazione stia portando alla disperazione totale: "Nel carcere
Modello di Santafé de Bogotá - afferma il settimanale - vi
è
posto per 1.900 interni, mentre attualmente ve ne sono
4.450. Le domeniche, giorno delle visite., dentro il carcere
si trovano simultaneamente 20.000 persone, delle quali
10.000 sono minori".
L’organo giursdizionale per i diritti del cittadino (Defensoría
del Pueblo) registra la seguente diagnosi sul carcere
Modello, che viene riprodotto su VOZ:
1. Le celle non bastano per tutti ed alcuni interni
devono dormire nei corridoi.
2. I bagni sono insufficienti.
3. Non c’è un medico permanente e ci sono varii
malati terminali di AIDS e di altre malattie che
non vengono curate.
4. Ci sono malati mentali che si sono convertiti in
trasgressori, che anche sono vittime
dell’ammassamento. La zona dedicata a detenuti
con problemi psichiatrici è predisposta per 70
interni ed attualmente ve ne sono 130 che stanno
soffrendo i rigori del trattamento penitenziario,
quando dovrebbero essere sottoposti ad un
trattamento medico.
5. Continuano le pratiche indegne nel momento
delle perquisizioni ai visitanti, specialmente
verso le donne. Molte irregolarità sono state
denunciate.
6. In materia di ammassamento già si è
sorpassato di 10.000 reclusi la capienza a livello
carcerario. Il caso più drammatico si presenta
nel Carcere di Bellavista a Medellín dove c’è
una capacità di 1.500 detenuti e dove
attualmente si trovano ben 4.760 prigionieri in
condizioni inumane. In Valledupar, dove si stà
portando a termine la violenta sommossa, vi è
una capacità di 150 posti e al momento vi sono
606 detenuti.
Il carcere Modello di Bogotá non è un fenomeno isolato dei
carceri colombiani. Secondo informazione dell’INPEC (
Istituto Nazionale Penitenziario), a settembre del 1996, la
capacità carceraria nel paese era di 28.332 persone e
nell’attualità si registra una popolazione di 39.241, che
indica una sovrapopolazione di 10.909 prigionieri.
Per i prigionieri politici, questa situazione è drammatica.
Molti di loro, sottomessi ai processi della chiamata "Giustizia
senza Volto", sono da anni detenuti senza che fino ad ora
siano stati giudicati. Da quì la necessità che il comunicato
delle prigioniere politiche menzioni giustamente questo punto:
"E’ preciso - affermano - derogare la giustizia senza volto,
dal momento che è uno degli agenti che ha attivato la attuale
crisi carceraria e che ha propiziato l’odiosa discriminazione
tra prigionieri privilegiati in case giudiziarie mentre il 95%
della popolazione reclusa vive in condizioni infraumane e
senza diritto a nessun beneficio della legge penale".
Attualmente ci sono vari prigionieri "illustri" come
l’ex-ministro della Difesa, Fernando Botero, il generale
Faruk Yanine Díaz, accusato di essere l’autore di massacri
nella zona del Magdalena e, inisieme a loro, i capi dei diversi
cartelli della coca, come i fratelli Rodríguez Orejuela, del
Cartello di Cali, che vivono in condizioni di lusso all’interno
del carcere.
In Colombia, la giustizia senza volto è stata applicata contro
l’opposizione legale: di fronte alla impossibilità di sradicare
físicamente, attraverso la guerra sporca, il partito politico di
sinistra, l’Unione Patriottica ed il Partito Comunista
Colombiano (che quasi raggiungono la cifra di 4.000 militanti
assassinati), si è utilizzato questo sistema di repressione per
incarcerare vari dirigenti, come nel caso dei sindaci e dei
candidati popolari della regione bananiera di Urabá.
Dal 14 di febbraio 1994 , permangono incarcerati
circa 15 dirigenti, capeggiati dal sindaco del
municipio bananiero di Apartadó, Nelson
Campos, senza che gli stessi abbiano subito un
processo. All’inizio erano più di cento però, a
poco a poco, sono stati liberati, liberati per poi
essere uccisi. Così è successo con Albeiro
Bustamante, segretario generale del municipio
di Apartadó che, dopo essere stato recluso un
anno nel carcere, è uscito in libertà ed in aprile
del 1996 fu assassinato in pieno giorno, nel
centro del municipio più militarizzato della
Colombia.
La prigioniera più anziana in America Latina, Mercedes
Usuga, di 68 anni, proviene anch’essa dallo stesso processo
in Urabá ed è detenuta dal 14 di febbraio del 1994 nel
carcere per donne, "El Buén Pastor" in Santafé de Bogotá.
In una lettera indirizzata alla opinione pubblica nazionale ed
internazionale, Usuga, chiama l’attenzione per le dure
condizioni carcerarie e per la ingiustizia colombiana: "Il Mio
unico delitto - scrive - è di essere stata militante nel Partito
Comunista Colombiano per 30 anni".
Altre vittime son poi i dirigenti sindacali.
L’ultimo caso è successo con l’Unione Sindacale
Operaia (USO), 14 dei suoi dirigenti, tra cui
César Carillo, attuale tesoriere ed ex-presidente
della Federazione Sindacale Petroliera, che fu
arrestato il 6 di Dicembre dell’anno passato
dalla Giustizia senza volto. I familiari di Carillo
reclamano la sua libertà e sostengono la sua
innocenza. Dall’altra parte, Pedro Chaparro,
anch’egli dirigente nazionale della USO, è stato
sentenziato, da un giudice e da 20 testimoni tutti
senza volto, a 7 anni di prigione, a febbraio di
quest’anno, dopo essere rimasto incarcerato
quattro anni senza giudizio.
Secondo il settimanale VOZ esistono più di 5.000 prigionieri
politici in Colombia, tra dirigenti e militanti di organizzazioni
politiche di sinistra, membri di organizzazioni sindacali,
sociali e popolari ed insorgenti catturati in combattimento.
Difenderli suppone un grande rischio in Colombia.
L’avvocato Javier Barriga membro del Comitato di
Solidarietà con i Prigionieri Politici e difensore degli stessi,
è
stato assassinato da sicari nel luglio del 1995. Altri difensori
ed attivisti per i Diritti Umani hanno avuto la stessa sorte.
Nell’ultimo anno, l’ "insurgencia" ha dato duri colpi al
governo di Samper ed alle forze armate, liberando centinaia
di prigionieri politici ed attaccando i carceri in tutto il
territorio nazionale.
Nel municipio di Caloto, per esempio, sono stati liberati 63
prigionieri quando un fronte delle FARC-EP, Fuerzas
Armadas Revolucionarias de Colombia-Ejército del Pueblo,
hanno attaccato le sue istallazioni carcerarie alla fine
dell’anno scorso.
In diversi paesi, gruppi di solidarietà con il popolo della
Colombia stanno realizzando acampagne per i prigionieri
politici e per il rispetto per i diritti umani. In Svezia, la
Associazione Jaime Pardo Leal porta avanti una campagna
di denuncia, contro l’impunità dei veri responsabili dei
crimini politici in Colombia. "Dall’altra parte, stiamo
sostenendo i prigionieri politici, come la compagna
Mercedes Usuga, vendendo cartoline che flanciano un
appello alla solidarietà con i prigionieri sotto la prola
d’ordine: "In Colombia si ci sono prigionieri politici -
SOLIDARIETA’ SI !", come ha espresso il presidente
dell’associazione, William Montañez.