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Discorso di Manuel Marulanda Vélez, Comandante in capo delle FARC-EP, apertura dei dialoghi, 7 gennaio 1999
Signor Presidente Andres Pastrana Arango, Alto Delegato per la pace, Victor G. Ricardo, Ministri, Presidenti delle Corti, Procuratore Generale ed Ispettore della Nazione, Rappresentanti della cultura, partiti politici, corporazioni economiche, governatori, sindaci, chiese, deputati alle assemblee, consigli municipali, istituti decentrati, rappresentanti sindacali, delegazioni municipali e dipartimentali, mezzi di comunicazione parlati e scritti, autorità civili, Colombia intera ed invitati internazionali: riceviate dalle FARC-EP un cordiale saluto di benvenuti, ed allo stesso tempo il nostro ringraziamento per onorarci della vostra presenza in questo trascendentale atto pubblico che oggi ci riunisce qui nella Piazza di San Vicente del Caguán.
Circa 34 anni fa per la prima volta aveva inizio lo scontro armato, dichiarato dallo Stato nel 1964 a 48 uomini con l’assessorato militare e l’aiuto economico del Governo degli Stati Uniti; questo diede 500 milioni di dollari all'allora presidente Guillermo León Valencia affinché mettesse fine alle presunte "repubbliche indipendenti", che esistevano solo nella mente del Parlamento, con alla testa il dottor Álvaro Gómez, che riposi in pace. Costui promosse un acceso dibattito in seno al Congresso contro queste "repubbliche" per giustificare la repressione, ma non lo fece in merito alla vera repubblica indipendente situata in Lomalinda (Meta), roccaforte statunitense, in cui permaneva un gran numero di cittadini di quel Paese, armati e senza nessun controllo statale, e dentro al cui accampamento non potevano entrare nemmeno i generali colombiani. Motivato dal dottor Gómez, il Congresso autorizzò gli alti comandi militari affinché ci facessero pagare il prezzo di esserci opposti alle dittature di Laureano Gómez e del generale Rojas Pinilla, nonostante fossimo stati amnistiati e indultati da una legge del Parlamento.
Fuggendo dalla repressione ufficiale ci insediammo come coloni nella regione di Marquetalia (Tolima), in cui lo Stato ci espropriò fattorie, bestiame, maiali e pollame, estendendo questa misura alle migliaia di compatrioti che non condividevano la politica bipartitica del Fronte Nazionale. Immediatamente chiusero le porte a nuove correnti politiche che stavano emergendo, trasformando le elezioni in un apparato escludente a beneficio esclusivo del bipartitismo di liberali e conservatori, gli unici che potevano eleggere i loro rappresentanti perché così "era sancito dalla Costituzione". I prestiti e le imposizioni del Fondo Monetario Internazionale, oggigiorno strumento della politica di ingerenza, aumentarono il malcontento popolare e l'abisso tra ricchi e poveri superò i limiti, senza soluzione a breve termine. Contemporaneamente andavano aumentando gli stanziamenti per la guerra e venivano creati i primi battaglioni di controguerriglia su mandato del Parlamento, riducendo, grazie a queste misure, la spesa sociale destinata a migliorare il benessere della popolazione. Le manifestazioni, i movimenti civili e gli scioperi di lavoratori e studenti furono dichiarati illegali e i loro leaders arrestati. Alcuni di loro furono successivamente assassinati da agenti degli organi di sicurezza dello Stato.
L'installazione dei tavoli dei dialoghi per 90 giorni a partire dallo sgombero militare, per cercare una soluzione con giustizia sociale e sovranità al conflitto sociale ed armato che sta dissanguando il Paese da oltre 40 anni, ha suscitato grandi aspettative in tutto il Paese e nel mondo. Le FARC, nella loro condizione di movimento rivoluzionario in lotta per dei cambiamenti, porrà sul tavolo la piattaforma di 10 punti affinchè i 3 poteri, i partiti politici, gli intellettuali, gli industriali, gli allevatori, gli agricoltori, i commercianti, i professori, gli studenti, la classe operaia, il contadinato, le giunte comunali, i disoccupati, gli sfollati dalla violenza, il movimento insorto e le altre organizzazioni la studino e la analizzino, in modo che si dia quel dibattito fondamentale sulla politica e sulla trasformazione radicale delle vecchie strutture dello Stato per mezzo di un'Assemblea Nazionale Costituente che abbia la rappresentanza diretta dei distinti settori della società colombiana; che sia essa ad approvare o disapprovare gli accordi Stato-Insorti, affinché la pace raggiunta sia duratura. E’ per questo che i rappresentanti delle FARC sono disposti ad ascoltare e ad essere ascoltati. Le FARC informeranno l'opinione pubblica rispetto ai risultati delle delibere Governo-Insorti durante i 3 mesi.
Siamo ottimisti rispetto al nuovo processo che oggi comincia, durante il quale analizzeremo approfonditamente la situazione politica, economica, sociale, culturale, ecologica e di sovranità fino a trovare soluzioni di fondo. Affinché esso dia i suoi frutti, suggeriamo alle diverse organizzazioni non governative di ottimizzare la scelta dei loro rappresentanti attraverso assemblee popolari, affinchè facciano parte del tavolo di dialogo e vengano così evitati gli errori del passato, quando i governi anteriori non permisero la partecipazione del popolo e lasciarono tutta la responsabilità ai 3 poteri rispetto all’analisi ed all’approvazione delle riforme sollecitatedalle FARC negli accordi de La Uribe.
Abbiamo aspettato 8 anni per conoscere i risultati, incluso l'indennizzo di coloro che persero tutto nei dipartimenti di Tolima, Huila, Cauca, Valle e Caldas. I 3 poteri non hanno mai fatto niente per concretizzare gli accordi e tanto meno per creare un clima propizio per la pace. In cambio, si sono intestarditi in costanti dibattiti partitici a favore dei loro interessi di parte, dando tempo in modo premeditato al logoramento politico delle FARC per sottometterci alla politica ufficiale senza condizioni e con la forza, tentativo che non ha avuto risultato alcuno. Nel Dicembre del 1990, con l'attacco a Casa Verde attraverso bombardamenti, mitragliamenti e sbarchi, il signor César Gaviria ha eliminato tutte le possibilità di dialoghi finalizzati a costruire la pace. Con questa nuova aggressione l'esercito ufficiale si è impadronito di 300 mule, 70 cavalli da sella, 1500 capi di bestiame, 40 maiali, 250 uccelli da cortile, 50 tonnellate di cibo, ha distrutto i ponti della comunità, ha danneggiato i terreni seminati ed ha bruciato le case per dimostrare l'autorità dello Stato attraverso la Forza Pubblica. Allo stesso modo ha proceduto nel 1965 nelle regioni di El Pato (Caquetá), Guayabero (Meta), e Riochiquito (Cauca).
Oggi la lotta contro il narcotraffico sta diventando un altro cavallo di battaglia utilizzato da alcuni governi per occultare i fini reali delle azioni contro gli Insorti e per impedire che vengano realizzati i cambiamenti che la maggioranza dei colombiani sta reclamando; laddove i governi statunitensi investono grandi somme di denaro rendendo vittima la popolazione civile per mezzo della Forza Pubblica colombiana con bombardamenti, mitragliamenti e fumigazioni indiscriminate, distruggendo pascoli, terreni seminati e uccelli da cortile, lasciando buona parte delle terre sterili a detrimento di migliaia di famiglie oppresse dalla povertà, e senza nessuna protezione da parte dei poteri dello Stato.
E' necessario che i poteri elaborino piani di eliminazione delle coltivazioni di coca e papavero, partendo dal problema che la semina delle coltivazioni illecite da parte dei contadini colombiani obbedisce a profonde radici economico-sociali e, per tanto, il suo trattamento non può essere repressivo.
Consideriamo che è necessario, per ambientare il processo di pace che oggi si inizia, che i nostri avversari cessino di fare uso di un linguaggio calunnioso colmo di appellativi quali narcoguerriglieri, banditi, terroristi, eccetera, perché lo scontro non si vince con stupidità, ma creando una società più giusta ed eliminando le cause oggettive della violenza.
L'ex- Presidente César Gaviria, in qualità di Ministro del Governo del Presidente Virgilio Barco, confermò in un dibattito al Senato l'esistenza di 150 gruppi paramilitari nel Magdalena Medio, Huila, Urabá e negli altri dipartimenti assessorati dai comandi militari e finanziati dai narcotrafficanti, senza che il Governo centrale prendesse nessun tipo di misura correttiva. Il paramilitarismo, in quanto modalità di terrorismo di Stato, è finanziato da un considerevole numero di allevatori, latifondisti e industriali, e ha come finalità politica l'esonerare l'esercito dalle responsabilità che ad esso corrispondono per l'eliminazione fisica, diretta dalla figura di Carlos Castaño, di tutti coloro che sono oppositori delle istituzioni. I paramilitari, essendo figli legittimi dello Stato e difensori dello stesso, non possono ricevere trattamento politico, così come invece pretenderebbero alcuni capi politici facendo credere all'opinione pubblica che lo scontro è tra guerriglia e paramilitari, e non tra guerriglia ed Esercito ufficiale. Essi, ugualmente agli alti comandi militari, devono rispondere per i crimini dello Stato commessi contro la popolazione civile, per il genocidio commesso contro l'Unione Patriottica così come per la morte di comunisti, sindacalisti, difensori dei diritti umani, nel caso per esempio degli sposi Elsa Alvarado e Mario Calderón, di Eduardo Umaña Mendoza, Jesús María Valle e del dirigente operaio Jorge Ortega. Questi gruppi, così come sono stati creati dallo Stato allo stesso modo devono essere sottomessi dallo stesso Stato alla giustizia ordinaria per soddisfare il clamore nazionale ed internazionale, prima che si rivoltino contro le stesse istituzioni con qualunque pretesto per conseguire lo status politico. Si deve evitare che i crimini commessi da questi gruppi restino impuniti e che la violazione dei diritti umani aumenti fino a mettere in grave pericolo i dialoghi, a causa delle continue mattanze di innocenti che hanno generato più di un milione di contadini profughi e senza terra, sottrattagli dai paramilitari che se ne sono appropriati.
Nel 1984 ogni settore sociale ha dato agli accordi di La Uribe la propria interpretazione, in rapporto ai propri particolari interessi di classe. Durante il processo portato avanti dal presidente Belisario Betancur, nonostante un accordo di cessate il fuoco approvato da entrambe le parti le Forze Armate reiterarono le loro violazioni. Il caso più eclatante accadde in Urabà (Antioquia), quando l'Esercito assassinò 25 guerriglieri. Quando esigemmo chiarezza del perché la Forza Pubblica, violando gli accordi, aveva commesso quella mattanza, cosa non diversa da un sabotaggio al processo di pace, la risposta che freddamente diedero i rappresentanti del Governo fu che la Costituzione e le leggi autorizzavano l'Esercito ufficiale a "porre al sicuro" chiunque portasse armi di appannaggio delle forze Militari senza appartenere all'autorità legittimamente costituita.
Questo, come è logico, disgustò i guerriglieri che come risposta solidale attaccarono una unità militare nel Caquetà, tra Puerto Rico e San Vicente del Caguán, causando approssimativamente lo stesso numero di morti e feriti. Immediatamente il Governo centrale e la classe politica del Paese lanciarono il grido al cielo e condannarono il fatto in quanto "attentato contro la pace". Il primo fatto per loro non ebbe grande importanza, perché le vittime erano guerriglieri e chi aveva ucciso appartenente ad una istituzione dello Stato. Però il secondo sì, essendo un'azione realizzata dalla guerriglia contro l'Esercito ufficiale.
In questo stesso processo, la Brigata XX in coordinazione con il generale Maza Márquez fece sparire svariati guerriglieri, senza contare che 4 di essi furono eliminati in pieno centro di Bogotà. E fecero un'altra serie di provocazioni contro diversi Fronti delle FARC, che ci causarono diversi morti e danni di ogni tipo. E' indubbio che con questo atteggiamento dello Stato e con il comportamento delle forze statali durante i tentativi di pace con Governi anteriori, si è seminata la sfiducia dei nostri combattenti, che hanno visto cadere abbattuti da pallottole ufficiali perfino coloro che, dopo aver lasciato le armi, si erano reinseriti. E questo fenomeno in particolare si è dato dagli stessi inizi della lotta insurrezionale in Colombia. Durante gli accordi di La Uribe i comandi militari idearono ed eseguirono un piano di infiltrazione all'interno del nostro movimento attraverso agenti dello Stato, per assassinare comandanti, guerriglieri ed aiutanti nostri nelle aree di ordine pubblico, causandoci perdite tanto umane quanto economiche. In questo processo, durante il Governo di Belisario Betancur, morirono inoltre per mano della Forza Pubblica centinaia di cittadini del quartiere Siloé, a Cali; avvenne la violenta repressione contro i lavoratori bananeri in Urabá e posteriormente l'assalto al Palazzo di Giustizia in cui un potere uccise l'altro, vergognosamente per la democrazia. Nonostante la gravità di tutti questi fatti la classe politica, avvalendosi della manipolazione dei mezzi di comunicazione, ha voluto seminare in modo artificiale l'amnesia parziale nella mente dei colombiani affinché dimenticassero questi fatti, che però permarranno latenti nella memoria storica del nostro popolo.
Quattro mesi dopo essersi insediato, l'ex Presidente Gaviria ci diede un ultimatum attraverso Álvaro Vásquez, il senatore Motta e Carlos Romero, affinché ci smobilitassimo e ci incorporassimo alla vita civile in cambio di una poltroncina nell'Assemblea Nazionale Costituente. Alcuni giorni dopo creò un'altra brigata mobile di controguerriglia e ci attaccò a man salva e a colpo sicuro negli accampamenti di Casa Verde, sede dei dialoghi con il Governo di Betancur e Barco, eliminando totalmente la possibilità di andare avanti con la politica di pace. Ciò nonostante ci riunimmo a Caracas in Venezuela ed a Tlaxcala, Messico, per dialogare e cercare il modo di fermare il conflitto armato. Questo prova la volontà politica delle FARC di cercare una soluzione politica al conflitto.
Nel 1964, in virtù del trionfo della Rivoluzione cubana, il Presidente Kennedy disegnò un piano controinsurrezionale per l'America Latina con lo scopo di evitare il sorgere di altre rivoluzioni nel continente; a queste misure disegnate dal Pentagono venne dato il nome di Piano Lasso, e fu all'interno di questo contesto che il Presidente Guillermo León Valencia dichiarò guerra a 48 contadini della regione di Marquetalia, diretti da Manuel Marulanda Vélez. Prima dell'imminenza dell'aggressione governativa questi 48 uomini si erano rivolti al proprio Presidente, al Congresso, ai Governatori, alla Croce Rossa Nazionale ed Internazionale, alla Chiesa, alle Nazioni Unite, agli intellettuali francesi e ad altre organizzazioni democratiche affinché impedissero l'inizio di un nuovo scontro armato in Colombia con imprevedibili conseguenze. Sfortunatamente nessuno ci ascoltò, ad eccezione della Chiesa che commissionò al sacerdote Camilo Torres Restrepo di intervistarci, cosa che gli alti comandi militari impedirono. Pochi giorni dopo iniziò il gigantesco operativo con 16.000 uomini dell'Esercito che utilizzarono ogni tipo di arma, incluse bombe batteriologiche lanciate da aerei pilotati da esperti militari yankee, e solo ora, dopo 34 anni di permanente scontro armato, i poteri e la società cominciano a rendersi conto delle gravi conseguenze dell'attacco a Marquetalia. Allora questi 48 contadini esigevano solamente la costruzione di vie di comunicazione per trasportare i loro prodotti agricoli, un centro di mercato ed una scuola per educare i loro figli, e ciò implicava allo Stato una spesa non superiore ai 5 milioni di pesos.
Il Presidente Samper, alla fine di un periodo di 3 mesi nel quale non aveva accettato la nostra proposta di sgomberare 5 municipi per dialogare, per imposizioni degli alti comandi, creò 2 nuove brigate mobili di controguerriglia e ci dichiarò guerra totale; furono 4 anni di repressione e violenza per mano della Forza Pubblica per difendere i privilegi di classe, dei monopoli nazionali e stranieri, cosa per cui utilizzò leggi approvate dal Parlamento, mettendo inoltre il bavaglio alla stampa e alla radio. Estradò compatrioti verso gli Stati Uniti, penalizzò la protesta sociale, creò zone speciali di ordine pubblico accompagnate dal blocco economico e dal controllo del transito, convertì il delitto politico in delitto comune per lasciare marcire i lottatori popolari nelle carceri. Queste misure acuirono ancor di più lo scontro ed approfondirono la crisi nei poteri e nei partiti tradizionali, oggi difficile da risolvere. Il superamento di tale crisi potrà darsi solamente realizzando profondi cambiamenti nelle strutture dello Stato, cambiando l'immagine della Colombia oggi conosciuta all'estero come violatrice dei diritti umani e del Diritto Umanitario Internazionale.
I diversi governi per 3 decenni hanno gestito il Paese con metodi repressivi, imponendo continuamente lo Stato d'assedio, oggi giorno chiamato commozione interna. Utilizzando come pretesto qualunque circostanza politica, economica o sociale hanno dichiarato la guerra al popolo per sottometterlo alla politica neoliberale o antidemocratica, impedendo il sorgere di nuove forze produttive e la presenza di nuovi partiti nello scenario politico. Ogni giorno si fanno più visibili le disuguaglianze sociali che obbligano le masse a mobilitarsi e a protestare per raggiungere i loro obiettivi: esse ricevono come risposta dallo Stato la repressione, come abbiamo visto recentemente con i lavoratori statali.
Il Presidente Pastrana dopo soli 3 mesi dal suo insediamento ha creato 2 nuovi battaglioni mobili di controguerriglia: uno, assessorato e finanziato dagli Stati Uniti, con lo scopo di situarlo nel Barranco Colorado (Guaviare) e mantenere così un anello attorno al segretariato, con la scusa di combattere il narcotraffico; e l’altro, l'Unità di Intelligenza Militare, di recente creazione, dotato di sofisticati mezzi tecnici. In più sono stati stanziati 5 milioni di dollari per ristrutturare con fini bellici la base aerea di Tres Esquinas, del Orteguaza, nel Caquetá. I cittadini sorpresi si domandano: "sarà che con più battaglioni si elimineranno le cause oggettive del conflitto?"
Vogliamo pace, senza fame, senza leggi repressive, senza bavaglio alla stampa, con terra, salute, case, benessere, lavoro, crescita economica con sviluppo sociale, diritto alla vita e sovranità; per tutto ciò sono necessari grandi investimenti dello Stato con il contributo economico della comunità internazionale, senza che ciò significhi ingerenza negli affari interni del nostro Paese.
Non essendo altro il motivo della presente mi congedo da voi, facendo un cordiale e fraterno invito a tutti i colombiani a rafforzare l'unità attorno alla piattaforma dei 10 punti, base fondamentale della soluzione politica, della riconciliazione e della ricostruzione del Paese.
Attentamente,
Manuel Marulanda Vélez. 7 Gennaio 1999.